Storie



Diario

 

Tramite una storia si può viaggiare, dimenticare dei muri insormontabili per poi tornare a scavalcarli con nuovi punti di vista e nuova forza! Con le storie cresciamo, apprendiamo e dipingiamo nuovi scenari ..

.. Ecco allora il piacere di condividere alcune tra le Storie più belle da condividere con Voi!

MarcoBorla_piccola

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Il potere delle nostre azioni

Un giorno in cui ero ancora un ragazzino delle superiori, vidi un ragazzo della mia classe che stava tornando a casa da scuola.

Il suo nome era Kyle e sembrava stesse portando tutti i suoi libri.

Dissi tra me e me: “Perché mai uno dovrebbe portarsi a casa tutti i libri di venerdì? Deve essere un ragazzo strano”.

 

Io avevo il mio week end pianificato (feste e una partita di football con i miei amici), così ho scrollato le spalle e mi sono incamminato.

Mentre stavo camminando vidi un gruppo di ragazzini che correvano incontro a Kyle. Gli corsero addosso facendo cadere tutti i suoi libri e lo spinsero facendolo cadere nel fango.

I suoi occhiali volarono via, e li vidi cadere nell’erba un paio di metri più in là. Lui guardò in sù e vidi una terribile tristezza nei suoi occhi.

Mi rapì il cuore! Così mi incamminai verso di lui mentre lui stava cercando i suoi occhiali e vidi una lacrima nei suoi occhi.

Raccolsi gli occhiali e glieli diedi dicendogli: “Quei ragazzi sono proprio dei selvaggi, dovrebbero imparare a vivere.”

Kyle mi guardò e disse: “Grazie!

C’era un grosso sorriso sul suo viso, era uno di quei sorrisi che mostrano vera gratitudine.

Lo aiutai a raccogliere i libri e gli chiesi dove viveva. Scoprii che viveva vicino a me così gli chiesi come mai non lo avessi mai visto prima. Lui mi spiegò che prima frequentava una scuola privata.

Prima di allora non sarei mai andato in giro con un ragazzo che frequentava le scuole private. Parlammo per tutta la strada e io lo aiutai a portare alcuni libri.

Mi sembrò un ragazzo molto carino ed educato così gli chiesi se gli andava di giocare a football con i miei amici e lui disse di sì.

Stemmo in giro tutto il week end e più lo conoscevo più Kyle mi piaceva così come piaceva ai miei amici.

Arrivò il lunedì mattina ed ecco Kyle con tutta la pila dei libri, ancora, allora lo fermai e gli dissi: “Ragazzo finirà che ti costruirai dei muscoli incredibili con questa pila di libri ogni giorno!” Così egli rise e mi passo la metà dei libri.

Nei successivi quattro anni io e Kyle diventammo amici per la pelle.

Una volta adolescenti cominciammo a pensare al college, Kyle decise per Georgetown e io per Duke. Sapevo che saremmo sempre stati amici e che la distanza non sarebbe stata un problema per noi.

Kyle sarebbe diventato un dottore mentre io mi sarei occupato di scuole di football.

Kyle era il primo della nostra classe e io l’ho sempre preso in giro per essere un secchione. Kyle doveva preparare un discorso per il diploma.

Io fui molto felice di non essere al suo posto sul podio a parlare.

Il giorno dei diplomi, vidi Kyle, aveva un’ottimo aspetto. Lui era uno di quei ragazzi che aveva veramente trovato se stesso durante le scuole superiori.

Si era un pò riempito nell’aspetto e stava molto bene con gli occhiali.

Aveva qualcosa in più e tutte le ragazze lo amavano.

Ragazzi qualche volta ero un po’ geloso!

Oggi era uno di quei giorni, potevo vedere che era un po’ nervoso per il discorso che doveva fare, così gli diedi una pacca sulla spalla e gli dissi: “Hei, ragazzo te la caverai alla grande!” Mi guardò con uno di quegli sguardi (quelli pieni di gratitudine) e sorrise mentre mi disse: “Grazie“.

Iniziò il suo discorso schiarendosi la voce: “Nel giorno del diploma si usa ringraziare coloro che ci hanno aiutato a farcela in questi anni duri. I genitori, gli insegnanti, gli allenatori ma più di tutti i tuoi amici. Sono qui per dire a tutti voi che essere amico di qualcuno è il più bel regalo che voi potete fare. Voglio raccontarvene una”.

Guardai il mio amico Kyle incredulo non appena cominciò a raccontare il giorno del nostro incontro. Lui aveva pianificato di suicidarsi durante il week-end. Egli raccontò di come aveva pulito il suo armadietto a scuola, così che la madre non avesse dovuto farlo dopo, e di come si stava portando a casa tutte le sue cose.

Kyle mi guardò intensamente e fece un piccolo sorriso. “Ringraziando il cielo fui salvato, il mio amico mi salvò dal fare quel terribile gesto”.

Udii un brusio tra la gente a queste rivelazioni. Il ragazzo più popolare ci aveva appena raccontato il suo momento più debole.

Vidi sua madre e suo padre che mi guardavano e mi sorridevano, lo stesso sorriso pieno di gratitudine.

Non avevo mai realizzato la profondità di quel sorriso fino a quel momento.

Non sottovalutate mai il potere delle vostre azioni!

Con un piccolo gesto potete cambiare la vita di una persona, in meglio o in peggio. Dio fa incrociare le nostre vite perché ne possiamo beneficiare in qualche modo, cercate il buono negli altri!

“Gli amici sono angeli che ci sollevano in piedi quando le nostre ali hanno problemi nel ricordare come si vola.”

– Anonimo –

La città di domani

Ideali comunitari per il mondo di oggi.

Immagina una città, una bellissima città, proprio come dovrebbe essere una città di domani.

Immagina, all’interno di questa città, piccole zone residenziali, ognuna immersa in un bel parco per la felicità di chi vi abita.

Immagina panorami bellissimi e aperti, ovunque si posano i tuoi occhi: colline e valli in lontananza e, più

vicino, prati alberi e fiori.

Immagina negozi in cui l’elemento fondamentale è l’amicizia, in cui il personale si preoccupa di come dare

ai clienti, piuttosto che di come prendere da loro.

Immagina aziende in cui le necessità personali dei dipendenti contano più della ricerca del guadagno:

luoghi in cui le persone sono più importanti delle cose.

Immagina una comunità di persone che sanno cooperare gioiosamente insieme, con gentilezza nel

cuore l’una per l’altra e per tutti coloro che incontrano nella loro vita.

Immagina una città con scuole in cui si insegna ai bambini l’arte di vivere, oltre alle normali materie; in

cui si insegna il significato del successo dal punto di vista umano e non soltanto economico; in cui si

insegna ad attirare il successo, a concentrarsi, a vincere gli stati d’animo negativi, ad andare d’accordo con

gli altri e come essere felici.

Immagina un luogo in cui le persone hanno un cuore semplice, privo di moventi egoistici; in cui

gli abitanti amano sinceramente la verità e Dio, e si sforzano di vederLo ugualmente manifesto

in tutto il genere umano.

😮

 

Tutto questo è possibile, perché un luogo come questo esiste! È il villaggio Ananda’s World Brotherhood

in California. La sua esistenza, inoltre, lascia intravedere possibilità sorprendenti per l’umanità

del nostro tempo.

 

Tratto dal libro Città di Luce di Swami Kriyananda.

Il decalogo per la bellezza

Per avere una bella bocca, pronuncia parole gentili.

Per avere occhi splendidi, ricerca la bontà nella gente.

Per avere un fisico snello, condividi il cibo con gli affamati.

Per avere dei bei capelli, lascia che un bambino vi passi le sue dita almeno una volta al giorno.

Per avere un bel portamento cammina come se tu non fossi mai solo.

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Le persone, molto più che le cose, hanno bisogno di essere restaurate, ravvivate, rigenerate e liberate; non respingere mai nessuno.

Ricorda, se ti capita di aver bisogno di una mano, la troverai all’estremità delle tue braccia. Invecchiando ti accorgerai di avere due mani, una per aiutare te stesso, l’altra per aiutare gli altri.

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La ragazza dei biscotti

signora_biscotti_storiella

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto.

Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro.. Comprò anche un pacchetto di biscotti.

Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla.

Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale. Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.

Tra sè pensò “ma tu guarda se solo avessi un po’ più di coraggio gli avrei già dato un pugno…”

Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui.

Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò “ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!”

L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà!

“Ah!,

questo e’ troppo” pensò e comincio a sbuffare indignata,

si Prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa.

Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri.

Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando……. nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.

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Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti Di un altro senza saperlo?

Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone,

GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano. 😀

 

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MarcoBorla_piccola

I Weemick

wemmI Wemmick erano piccole persone di legno. Tutte le persone di legno

erano state intagliate da un falegname chiamato Eli, la cui

falegnameria si trovava su una collina che era proprio sopra il loro

villaggio.

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Ogni Wemmick era diverso: alcuni avevano grossi nasi,

altri avevano grandi occhi, alcuni erano alti, mentre altri erano

bassi, alcuni portavano il cappello, altri indossavano il cappotto ma

tutti erano stati fatti dallo stesso falegname e tutti abitavano nello

stesso villaggio e tutto il giorno, ogni giorno, i Wemmick facevano

sempre la stessa cosa: si attaccavano gli adesivi.

 

Ogni Wemmick aveva una scatolina di adesivi di stelle d’oro e una di adesivi di puntini grigi.

Facendo su e giù per le strade di tutta la città, le piccole persone di legno trascorrevano i loro giorni attaccandosi gli uni sugli altri le stelle o i punti. Quelli graziosi, che erano ben intagliati e finemente dipinti, ricevevano sempre le stelle. Ma se invece il legno era rugoso o la vernice graffiata, i Wemmick attaccavano loro i punti.

Anche quelli dotati di talento ricevevano le stelle. Alcuni potevano levare dei grandi bastoni al di sopra della loro testa oppure saltare delle alte scatole. Altri ancora conoscevano dei paroloni o sapevano cantare qualche canzone graziosa. Tutti assegnavano loro delle stelle. Alcuni Wemmick erano addirittura ricoperti di stelle! Ogni volta che ricevevano una stella, si sentivano così bene! Volevano fare qualcos’altro per guadagnarsi un’altra stella. Altri, però, riuscivano a fare poco. E così ricevevano punti.

Punchinello era uno di questi. Egli cercava di saltare in alto come gli altri, ma cadeva sempre. E quando cadeva gli altri si riunivano intorno a lui e gli attaccavano i punti. A volte quando cadeva, il suo legno si graffiava e perciò le persone gli davano ancora più punti. Poi quando cercava di spiegare il motivo della sua caduta, egli diceva qualcosa di sciocco e i Wemmick gli davano altri punti ancora. Dopo breve tempo aveva così tanti punti che non voleva più uscire fuori. Aveva paura di fare qualcosa di stupido come dimenticare il suo cappello o mettere un piede nell’acqua, perchè le persone gli avrebbero dato altri punti.

Difatti aveva così tanti punti grigi che alcune persone si avvicinavano a lui e gliene davano uno senza neanche un motivo. -Si merita tanti punti!- si dicevano gli uni agli altri. -Non è una buona persona di legno-.

Dopo poco tempo Punchinello ci credette <Wemmick>> diceva fra sé e sé. Le poche volte che usciva fuori di casa, andava in giro con altri Wemmick che avevano tanti punti. Con loro si sentiva meglio.

Un giorno incontrò una Wemmick che non era come nessun altro egli avesse mai conosciuto. Ella non aveva né punti né stelle. Era soltanto di legno. Si chiamava Lucia. Non è che le persone non provassero a darle gli adesivi, è solo che gli adesivi non si attaccavano. Alcuni fra i Wemmick ammiravano Lucia perché non aveva i punti, e perciò si avvicinavano a lei per darle una stella. Però questa cadeva a terra. Altri la sprezzavano perché non aveva le stelle, e così le davano un punto. Ma non rimaneva neanche quello.

Ecco come voglio essere io, pensò Punchinello.

Io non voglio i punti di nessuno!

Così chiese alla Wemmick senza adesivi di dirgli come riuscisse a fare ciò.

-E’ facile- replicò Lucia. -Ogni giorno io vado a trovare Eli-

-Eli?-

-Si, Eli, il falegname. Mi siedo nella falegnameria con lui-

-Perché?-

-Perché non vai a scoprirlo da solo? Sali la collina. Lui è’ là- E senza dire

un’altra parola la Wemmick che non aveva gli adesivi si voltò e

saltellò via.

-Ma vorrà vedere proprio me?- le gridò Punchinello, ma Lucia non sentì. Così Punchinello andò a casa, si mise vicino alla finestra e guardò le persone di legno mentre si affrettavano per la strada a scambiarsi stelle e punti.

Non è giusto borbottò tra sé e sé e decise di andare a trovare Eli.

Salì lo stretto sentiero che arrivava in cima alla collina ed entrò nella grande falegnameria. I suoi occhi di legno si spalancarono nel vedere la grandezza di tutte le cose. Il seggiolino era alto quanto lui.

Dovette mettersi in punta di piedi per vedere al di sopra del banco. Un martello era lungo quanto il suo braccio. Punchinello si meravigliò Io non resto qua e si voltò per andare via.

Poi sentì il suo nome.

-Punchinello?-

La voce era bassa e forte. Punchinello si fermò. -Punchinello! Quanto è bello vederti, vieni a farti guardare.- Punchinello si voltò lentamente e guardò il grande falegname barbuto.

-Tu sai il mio nome?- il piccolo Wemmick chiese.

-Ma certo che lo so. Ti ho fabbricato io- Eli si piegò lo prese e lo mise sul banco. –Hmm- disse il fabbricante pensierosamente mentre guardava i punti grigi. -Sembra che ti siano stati dati alcuni brutti voti-

-Non l’ho fatto di proposito Eli. Mi sono davvero sforzato per ottenere le stelle-

-Oh non ti devi giustificare con me figliuolo. Non mi importa di ciò che pensano gli altri Wemmick-

-Non ti importa?-

-No e non dovrebbe importare neppure a te. Chi sono loro per assegnare le stelle o i punti? Sono Wemmick proprio come te. Ciò che pensano non importa, Punchinello. L’unica cosa che importa è ciò che penso io. E io penso che tu sia molto speciale.-

Punchinello rise -Io, speciale?

Perché? Non posso camminare veloce. Non posso saltare, la mia vernice si sta staccando. Perché io sono speciale per te?-

Eli guardò Punchinello, mise le sue mani sulle piccole spalle di legno, e parlò molto lentamente. -Perché tu sei mio. Ecco perché sei importante per me-. Nessuno aveva mai rivolto uno sguardo simile a Punchinello. Il

piccolo Wemmick rimase senza parole.

-Ho sperato ogni giorno che tu venissi- spiegò Eli

-Sono venuto perché ho conosciuto qualcuno che non aveva nessun punto- disse Punchinello

-Lo so mi ha parlato di te-

-Perché gli adesivi non le restano attaccati?-

Il fabbricante parlò piano.

-Perché lei ha deciso che ciò che penso io è più importante di ciò che pensano gli altri. Gli adesivi si attaccano solo se tu glielo permetti.-

-Cosa?-

-Gli adesivi si attaccano solo se tu lo vuoi, più avrai fiducia nel mio amore, meno penserai agli adesivi.-

-Non sono sicuro di capire-

Eli sorrise -Capirai, ma ci vorrà un po’ di tempo. Tu hai tanti punti. Per ora, vieni a trovarmi ogni giorno e lascia che io ti ricordi quanto ti voglio bene.-

Eli levò Punchinello dal banco e lo pose a terra.

–Ricorda- gli disse mentre il Wemmick usciva dalla porta. -Tu sei speciale perché io ti ho fabbricato. E io non sbaglio-.

Punchinello non si fermò, ma nel suo cuore pensò Credo sia veramente sincero.

E non appena pensò così, un punto si staccò e cadde per terra.

MarcoBorla_piccola