Brucia il male, il male brucia

Che periodo difficile, che periodo umanamente triste. Quanta violenza!
Nessuno è innocente, non esiste innocenza quando si usa la violenza.

Ecco alcuni video che parlano, a mio avviso, del periodo che stiamo vivendo.
Video non recenti ma che sono ancora più che mai validi anche e soprattutto oggi.

Ecco l’effetto di un proiettile gomma: la storia di Laidy Cadena.

Perché il video qui sopra?
“Qualcuno” vorrebbe legalizzare, tra le forze dell’ordine, in Italia l’uso di questo terribile strumento già utilizzato con danni in altre nazioni. Mi sembra la guerra a chi riesce a fare più male, la guerra del più forte. Per capire questa mia sensazione e pensiero è necessario attingere alle informazioni del video sopra che spiega il contesto che sto percependo in questi giorni.

Il mio pensiero: la violenza non è la soluzione.

L’uomo a mio avviso sta dando il peggio di sé in questi tempi moderni ed è una cosa che trovo estremamente triste, distruttiva e dolorosa.

Anche l’arte ha qualcosa da esprimere e lo fa con una forma più leggera:

Fiorella Mannoia – Il peso del coraggio

Ancora riflessione dal mondo dell’arte.


Roberto Benigni: «Come si fa a parlare di guerra ancora oggi?»

Nel video sotto che segue uno spezzone di una trasmissione con Benigni e Bonolis nel programma “Il senso della vita” in una frase pensiero molto importante:

Non si può scegliere forse, a volte, il nostro destino però, non esiste, nel mondo, nessun potere, nessuna forza che possa trionfare sulla nostra vitalità e sul nostro amore.

Un altro “tratto” importante di questo video si trova all’inizio quando Benigni cita l’importanza della nostra unicità.

Ognuno di noi non deve perdere la propria unicità; siamo unici. Quando dicono noi, noi… macché io è importante no? Noi certo è importante avere custodia del proprio fratello ma esprimere sempre la nostra unicità.

Questo post riflessivo parte da alcuni video che affrontano violenza e danno per concludere con una visione più dolce e forse rispettosa di noi. La violenza è sempre sbagliata.

Fuori da casa

(Nota: Queste sono riflessioni personali nate dal mio cammino interiore. I dettagli narrativi sono stati resi universali per proteggere la privacy di tutti, ma l’emozione che li attraversa è autentica e vissuta.)

Ci sono momenti nella vita in cui l’unico atto di amore verso se stessi è imparare a dire “no”. Da qualche tempo, mi trovo a dover affrontare la pressione di partecipare a riunioni e momenti conviviali che, invece di portare conforto, risvegliano in me un profondo disagio. Vivo il mondo materiale, economico e autoritario con una fatica che fatica a trovare parole, e ho imparato che forzarmi a stare in luoghi che non risuonano con il mio benessere ha un costo troppo alto.

Mi definisco un’anima potente ma fragile. Ed è proprio da questa immensa fragilità che sono nate le mie caratteristiche più preziose: una ricerca costante di amore, autenticità e tranquillità. Fin da bambino, il mio percorso emotivo è stato tormentato. Ho dovuto imparare ad accogliermi e ad amarmi nei momenti in cui sentivo che l’accoglienza esterna mancava. So che l’amore, in qualche forma, c’è stato – altrimenti non sarei qui – ma nei momenti di conflitto e di attacchi, era impossibile per me percepirlo. La rabbia e la violenza, fisica o verbale, sono estremamente distruttive: vibrano a una frequenza che annulla qualsiasi possibilità di ascolto.

Ricordo un’infanzia segnata da incomprensioni. Il rifiuto per un luogo che mi ha visto piangere appena costretto a entrarci si è trasformato in una difficoltà verso lo studio, con voti bassi, castighi e litigi. Crescere in un ambiente dove le mie difficoltà venivano riportate come sentenze, e dove la risposta era spesso un’esplosione di rabbia, mi ha portato a isolarmi. Già da piccolo, mi sentivo emotivamente distaccato, a disagio anche nelle rare occasioni di festa. A volte, la violenza che subivo si accendeva come un’eco anche dentro di me, portandomi a perdere il controllo, in una triste ripetizione di dinamiche che non sapevo gestire.

Oggi, da adulto, porto con me le cicatrici invisibili di quei giorni. Le mie esperienze lavorative, spesso legate ad ambienti familiari, sono state per lo più fonti di sofferenza, al punto che il mio corpo e la mia mente reagivano con malessere e pianto. Oggi, il mio corpo parla ancora più chiaramente: mal di testa, ansia, attacchi di panico e altre fragilità fisiche sono il suo modo onesto di dirmi che certi ambienti non sono sicuri per me.

Di recente, ho scelto di non partecipare a un incontro familiare. La pressione è stata forte, accompagnata da parole che volevano farmi sentire in colpa per i “sacrifici” altrui, senza considerare quanto io stessi male, anche solo all’idea del viaggio o di trovarmi in un luogo dove non mi sento accolto.

Basta un nonnulla, a volte, per far esplodere una tensione latente. Spesso mi trovo ad affrontare pressioni, giudizi sul mio percorso lavorativo e rinfacci per la mia presunta mancanza di considerazione verso gli altri. C’è chi mi dipinge come qualcuno che sfrutta la situazione, ignorando completamente il mio malessere interiore.

Scrivere non è un atto di accusa, ma di liberazione. È il modo in cui la mia anima fragile ma potente si riprende il suo spazio.

Ho imparato che non posso controllare le reazioni degli altri.

L’amore vero non chiede di annullarsi. L’amore vero rispetta il silenzio, la fragilità e il bisogno di pace.

Dopo una tempesta così forte ci vuole un po’ di tempo per riprendersi. Il presente è complicato, il futuro fa paura.
Le difficoltà ci sono ma si accentuano ancor di più quanto l’ambiente intorno è ostile o non comprende / accoglie.
La convivenza in generale tra persone spesso non è facile: mondi diversi, esigenze diverse e prima o poi da parte di qualcuno partono delle pressioni o delle pretese; ciò può accadere tra le mura di casa ma anche fuori. E’ la difficoltà dei gruppi, dei rapporti anche affettivi.

Non sappiamo mai veramente le battaglie che sta affrontando la realtà che ci ritroviamo davanti. Spesso pensiamo di conoscere ma non è proprio così.

Anima imprigionata

Percepisco stress e disagio.  ☢️
Cerco il silenzio e la tranquillità.  🌴

Dipingo Amore ed Empatia. 🌸
Esploro i mondi interiori energetici, i sentimenti. 💟

Viaggio con la mente, mi chiedo come le persone possano essere connesse positivamente. 🧠
Cerco buone vibrazioni, come si usa dire in questi tempi moderni dove non mi trovo tanto. 🎋

Cerco la magia, quella buona. 🪄
Cerco un’atmosfera che mi metta e che ci metta a proprio agio. 🔮

 Mi isolo. 🕯️
Sto meglio con me stesso che tra la gente, sopporto poco o nulla il caos. 🌱

Amo poco il movimento, cerco la calma. 🖼️
Mi piacciono i colori. 🎨

Nel silenzio trovo una melodia che mi culla, una voce calda come quella di Gino Paoli. 🌟
Torno a volte un po’ indietro nel tempo, dipingo con la mente, faccio viaggi astrali. 👽

Riflettendo sento che la mia anima si sente in prigione a disagio dentro un corpo. 🫥
Riesco a stare meglio quando mi astraggo dalla fisicità, dalla violenza, dalle autorità, dalle regole. 😶‍🌫️

Libertà e tranquillità e piacevole calore umano, poesia, magia, empatia, sintonia e natura sono gli elementi che mi fanno stare bene. 🕊️

Emozione di un inedito di Gino Paoli a settembre 2026, dopo la sua scomparsa

Gino Paoli - Quando Ti Rivedrò Image 23 set 2026, 16_42_55

Il 23 settembre 2026 viene pubblicato un video e brano inedito di Gino Paoli “Quando ti rivedrò”.

Gino Paoli ha registrato la propria voce per il brano Quando ti rivedrò in una singola sessione, avvenuta in un pomeriggio di pioggia a Roma, presso lo studio del produttore e compositore Adriano Pennino. 

Paoli si presentò allo studio con il testo già pronto, cantò il brano una sola volta dall’inizio alla fine e lasciò la registrazione come “una fotografia sonora di un momento”. Non sono presenti nel contesto informazioni sulla data specifica di questo giorno, se non l’indicazione generica che si trattò di una registrazione avvenuta prima della scomparsa del cantautore nel marzo 2026. La parte vocale mancante di Ornella Vanoni è stata successivamente sostituita dalla tromba di Paolo Fresu, registrato il 10 dicembre 2025.

La data esatta della registrazione della voce di Gino Paoli non è stata resa pubblica.
Per la voce di Paoli si può solo circoscrivere il periodo: tra la composizione del brano (dopo che Pennino gli fece ascoltare la melodia) e la sua scomparsa il 24 marzo 2026.
Un’emozione difficile da descrivere… sentire a settembre 2026 la voce di Gino Paoli in questo meraviglioso brano mai ascoltato.

marco-borla-firm

La lezione del samurai

Un giovane guerriero, mai battuto, andò a sfidare un vecchio maestro zen. Non usò la spada: lo insultò per ore, cercando di provocare in lui rabbia o paura.

Il maestro non si mosse. Non rispose. Rimase sereno.

Il giovane, esausto, se ne andò.

Gli allievi chiesero: «Come hai fatto a non reagire?»

Il maestro rispose:

«Se qualcuno ti offre un dono e tu non lo accetti, a chi resta il dono?»

«A chi l’ha offerto.»

«Le offese sono così. Se non le accetti, restano di chi le ha lanciate. Tu non sei obbligato a prenderle.»

Il punto da portare a casa: La rabbia dell’altro è un pacchetto. Puoi aprirlo e farti male, o puoi lasciarlo dov’è. La scelta è sempre tua.